All’età di 18 anni non avevo alcun dubbio: era il Capitale di Marx la vera strada e la vera novità in campo economico e sociale. Tra i due estremi liberalismo e marxismo avevo chiaramente scelto il secondo; a quell’età non ci sono mai mezze misure e anche ora è lo stesso. Tutto il territorio intermedio era territorio di conquista, inutile e vuoto, un terreno vastissimo e deserto da mettere a frutto con un’opera ferma di convincimento e, se necessario, di un buon numero di bastonate. Semplice, lineare, doloroso sempre. Ma noi eravamo eroi, vittime che si ribellavano a tutto e a tutti: non c’era tempo per analisi approfondite (soprattutto se potevano evidenziare qualche pecca o crepa nei nostri convincimenti). Quindi erano i soldi, l’economia a far girare il mondo, l’uomo era mosso esclusivamente dal denaro anche quando era convinto di possedere altri stimoli. Il vecchio professore di italiano e storia tentava di raccontarci di re e dinastie, guerre e confini superati o interrotti: io al massimo ma in segreto potevo pensare a qualche figura femminile alla Elena di Troia per intenderci. In realtà la mia generazione era certa che si trattasse solo di palesi menzogne: si combatteva e si moriva per denaro o per le sue fonti. Anche gli ideali più alti e ampi si reggevano su quel presupposto, se volevi cambiare il mondo, se volevi liberare l’uomo dovevi agire sulle leve economiche delle società. Non avevo nessun motivo reale per pensarla diversamente ma avevo un grosso difetto, leggevo Dostoevskij “Io sono un sognatore, e ho vissuto talmente poco la vita reale che non posso ripetere nei sogni dei momenti come questi. Voi sarete nei miei sogni, per tutta la notte, tutta la settimana, tutto l’anno” Dostoevskij - Le notti bianche) ...e lì il denaro contava meno! A ventanni la mia fede marxista aveva subito un duro colpo proprio nell’ambiente che frequentavo: c’entrava una ragazza (c’entrano sempre) e la sua vagina ideologicamente avanzata; da quella ero poi passato ad una revisione critica delle posizioni politiche del movimento. Insomma non ero più un fervente e cieco compagno ma quella prima idea sul Capitale di Marx era ancora profondamente valida per me: i soldi c’entrano sempre… le donne pure. E’ impossibile spiegare seriamente dove va a spiaggiarsi la mente e la fede di un uomo come me, ci sono troppe rotte e nessuna di esse domina le altre per un tempo sufficientemente lungo. Probabilmente una parte di colpa l’aveva avuta Dylan “Una poesia è una persona nuda.” perché io con la poesia non ho scherzato mai, ma c’erano pesanti responsabilità anche nella cultura in senso lato: già allora credevo alla mancanza di veri confini per la mente e il sapere. Nelle assemblee di allora come nei blog di oggi ho sempre pensato che tutti i campi dello scibile umano siano degni e importanti, dalla teologia alla fisica, dalla matematica alla giurisprudenza, dalla storia alla sociologia ma al fondo di tutto restiamo esseri umani, schifosissimi e bellissimi esseri umani. Non scriviamo solo perché ci piace o ci conviene, non lottiamo solo perché ci ha convinto qualcuno/a, non agiamo sempre e comunque secondo l’assioma stampato nel 1867, ci hanno ingannato anche in quel caso, c’è dell’altro. C’è la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore e il senso di vuoto davanti ad una ragazza nuda e fremente, le cose che ci tengono in vita sono queste. Più nascoste, apparentemente più banali e scontate, ma che lavorano continuamente su un piano che non troveremo mai né su un testo di Bentham né su uno di Engels. Sono trascorsi tanti anni e l’unica cosa che riesco a organizzare nella mia mente è la rivincita della poesia umana sul falso lirismo dei conti e delle cifre; questa dicotomia esiste è innegabile quanto l’opera di lavaggio mentale effettuata sui nostri convincimenti. Ci sarà sempre un mercato più esteso del nostro mercatino rionale che detterà i prezzi e le scelte economiche al nostro posto: mandarlo a quel paese è un atto politico o di poesia? Pretendere di organizzare la nostra convivenza secondo i dettati contrari all’attuale macelleria sociale è gesto politico oppure etico? Fregarsene delle necessità dei mercati globali e tornare alle nostre dimensioni vere è la vera rivoluzione: se una cosa ho imparato in quegli anni lontani e su quei libroni ammuffiti è che non c’è nulla che si muove se non spinto dall’idea che non siamo fatti solo di numeri e etichette ma impastati da un’ortografia artigianale e “sconveniente”. L’unica con cui possiamo scrivere.
Carta e penna
Un anno, un Blog, Rileggere e rileggersi serve a vivere.
mercoledì 18 febbraio 2026
venerdì 9 gennaio 2026
LETTERA A MARINA PIERANI -
Considero la frattura e la sua data e il suo nome: Ugo- 10 agosto 2010. Considero il prima a me conosciuto e il dopo e naturalmente scrivo. Non chiedermi perchè. Scrivo perchè evidentemente l'intelletto va di conserva con la sintassi, si richiamano entrambe e si stimolano a vicenda. era questa la magia che possedevi. Se riapro quelle pagine non riesco a sorprendermi che sia accaduto.
" C’è il senso pieno e compatto del marmo in INEZIE ESSENZIALI, difficile restare sulla stessa sintonia. Glielo dissi molto tempo fa: la concretezza culturale che manifestava ogni volta superava qualsiasi contrasto, qualsiasi ideologia e mi faceva approdare sulla spiaggia della mia maturità “giovane” e inquieta. Forse, dentro la sua lucida essenzialità, già presagivo il cuore della “figlia di mezzo” e quando poi quest’altra nota si fece palese il quadro diventò compiuto.”
Oggi è molto bello e consolante aprire il blog di Marina Pierani, oggi tutte le differenze sono perfettamente disegnate, tutti i sogni hanno liberato la loro stanza segreta e non c’è più nulla che mi impedisca di dire che inezie essenziali è IL BLOG, quanto di più vicino esista al mio anelito di comprensione e cultura. Lo affermo in totale convinzione: la sintassi di Marina, in senso stretto e lato, è di una perfezione chiara e stentorea, una palestra di educazione alla cultura e al bello. Dovrebbe scrivere in latino, glielo dissi una volta e comunque ciò che scrive ne ha il nerbo e il senso di incorruttibilità. Questa donna posta ogni giorno e posta ad un livello mediamente così alto da lasciare senza fiato; ma non pensate di trovarvi davanti ad un’algida figura senza fremiti o umane brecce nel cuore; Marina ha scritto solo una piccola parte del suo animo, il resto del racconto prosegue su un sentiero che si intravede nell’erba come un sogno talvolta interrotto. Se ne raccogli una nota il viaggio porta altrove, porta qui e nell’intelletto di chi la legge senza pregiudizi o in tutti i luoghi dove gli schemi s’infrangono per far posto alle persone. Le dissi una volta, in un commento sulla contraddizione di vivere e di relazionarsi col mondo, queste parole che riporto integralmente: “Le righe sono solo piene di te e del tuo contenuto orgoglio di essere pensante: nessuna contraddizione, a parer mio, e alcuni pregevoli “distinguo. La verità esiste ma è insondabile per noi finchè viviamo questa esistenza continua; troppe distrazioni scambiate per interessi e troppe idee “ad usum delphini” barattate per ideali. D’altronde sarebbe troppo comodo conoscerla adesso la verità e diventare dei infallibili ed eterni, padroni della metafisica non per merito intellettuale ma per lascito genetico. Però essa esiste, anche ora mentre ti commento, come prima mentre tu scrivevi il post, s’intuisce dalla fatica cerebrale e dal profumo di intelligenza, nel senso latino di “intelligere”, che emana tutto questo interrogare e interrogarsi. Quando la incontreremo la verità? Forse nell’ultimo istante quello, l’unico, in cui ne diventiamo degni…quando non possiamo più raccontarlo a nessuno di quanto splendida, nuova e luminosa sia la nostra amante rincorsa per tutta la vita. Non sei contraddittoria, Marina, sei solo stanca di essere sincera, perché la sincerità a tempo pieno è il miglior sistema per adire la solitudine; quella intima fatta di interrogativi e questioni lasciate aperte, di vie irte di ostacoli, di scarse pozze d’acqua a lenire la sete di consapevolezza rimasta ad aspettare lungo la strada. Sei così stanca da scegliere talvolta la menzogna o la piccola bugia, unico biglietto per stare seduta un po’ sul treno affollato di false verità. Non esiste luogo migliore di Inezie Essenziali in tutto il web a me conosciuto per leggere e pensare. "
Ti promisi che avrei rispolverato questo vecchio post, te lo mando in privato ma giuro che lo ripubblicherò....in fondo per il numero di visitatori che mi sono rimasti è come se fosse ancora privato. Non voglio indurti in tentazione ma ti invio anche due altri testi miei. Vorrei che li leggessi...vorrei tante cose, piccole e importanti. Sono sempre a mezzo, irrisolto, è anche il solo modo che conosco di scrivere decentemente. Tu facevi diversamente e io mi placavo.
Stagione chiusa quella, stagione chiusa ma non si dica per sempre anche se è così. Non so nulla di reale di te Marina, mi soffermo ogni tanto a immaginarti per le strade di Roma ma è un gioco fragilissimo: non so nemmeno se questa mail e le parole che contiene ti saranno di conforto, fastidio per un'improvvisa malinconia resuscitata, lieve interesse linguistico, condivisione letteraria...o semplice umanissimo affetto. Credo che tu non abbia mai letto questi due articoli, furono scritti pensando a persone come te...o come me? Furono scritti è questa è l'unica cosa che conta. Vorresti pubblicarli sul tuo blog? Vorresti reinterpretarli? Attraversarli? Scriverli di nuovo, contaminarli? Non scriveresti di nuovo perchè scrivere è essenziale e farlo pubblicamente liberatorio? Potresti farlo per scherzo o per diletto o per amicizia o per altri segretissimi motivi. Ecco l'ho detto dopo aver rigirato il pensiero da molti giorni: ogni tanto passo da inezie essenziali, riallaccio antiche armonie, fisso date, sostantivi, vocabolario. Lingua. Poi apro il cuore e l'intelletto gli va appresso senza che io possa modificarne l'incedere.
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